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Home » Argomenti » Formazione » Investire in formazione: l’esempio del Trentino

Articolo stampato dal sito https://carlocarraro.org
Investire in formazione: l’esempio del Trentino

Data: 7 Novembre 2019  | Nessun commento

I dati congiunturali 2010-2018 del Trentino evidenziano chiaramente un aumento dei principali indicatori economici superiore alla media nazionale e superiore ai valori delle altre regioni del Nord. Il Trentino, al pari delle altre province del Nord Est, seppur con dinamiche differenti è stato capace di un progressivo recupero rispetto al 2010. In termini di PIL, fatto 100 il dato del 2010, la provincia di Trento registra a fine 2018 una crescita del 2%, superiore al dato del Veneto e dell’insieme delle regioni del Nord Italia, ed inferiore solo a quella dell’Alto Adige. Il PIL pro capite in Trento si colloca a livello europeo tra quello dei territori più performanti al pari di paesi come Danimarca, Germania, Austria e di regioni come Lombardia e Alto Adige.  Conseguenza di questa dinamica è la crescita del 2,5% (dal 2007) dei consumi interni finali, in una fase in cui a livello italiano si è registrata una riduzione di quasi il 5%.

 

L’evoluzione positiva del Trentino nel corso degli ultimi anni non è spiegabile con la sola crescita delle esportazioni che pure, in questi anni di domanda interna negativa o piatta e di investimenti bloccati, ha rappresentato per il Nord Est e per l’Italia il più importante elemento di traino. La crescita del Trentino è fortemente legata anche a cambiamenti di medio-lungo periodo che hanno avuto luogo nel corso dell’ultimo decennio, sia in termini infrastrutturali, grazie ad investimenti pubblici ben superiori a quelli delle altre regioni del Nord, sia nella qualità del capitale umano, che permette al Trentino di essere più pronto di altri di fronte alle grandi trasformazioni in atto a livello mondiale.

 

Trasformazioni che riguardano da un lato i nuovi equilibri economici-politici che stanno spostando il peso economico delle diverse economie dall’Europa verso il Sud-Est Asiatico, dove crescono gli investimenti in innovazione ed infrastrutture. Dall’altro dipendono dalla rapida trasformazione tecnologica in corso, con il forte impatto del digitale nei business model delle imprese e con una forte premialità per quelle che non solo sanno e possono investire nelle nuove tecnologie ma, soprattutto, sanno immaginare nuovi prodotti, nuove modalità di relazioni con il mercato, nuove organizzazioni del lavoro, nuovi business. E proprio la diversa capacità dei sistemi economici e sociali di integrare e valorizzare tali innovazioni sta generando a livello di paesi e a livello di sistemi imprenditoriali una divaricazione sempre più forte tra aree territoriali e tra le persone, con una distribuzione dei redditi sempre più iniqua e una distribuzione ampiamente diseguale nella crescita.

 

L’Italia oggi, nel suo insieme, con un’economia che presenta un tasso di crescita tra i più bassi a livello europeo, si colloca purtroppo tra i paesi che sembrano essere meno pronti a sfruttare le potenzialità delle trasformazioni digitali. Tre dati appaiono significativi in questo senso: il digital divide della popolazione italiana, che vede il paese al quart’ultimo posto per numero di utenti internet, con un gap della componente generazionale e di genere a sfavore delle generazioni adulte e delle donne; i limitati investimenti in formazione e istruzione pari al 4% del Pil, che collocano l’Italia in coda alla classifica, davanti solo a  Romania e Irlanda; e infine, la quota di popolazione con un livello di formazione terziaria: la quota di 30-34enni con un titolo universitario o superiore si ferma al 26,2%, dato nettamente inferiore al 37,6% della media europea.

 

Quello che fa del Trentino un caso particolare non è soltanto la sua capacità di crescere, nel breve periodo, più delle altre regioni. E’ soprattutto la sua capacità di affrontare le sfide globali con trasformazioni strutturali. Alcuni esempi possono aiutare a capire quanto è successo.

 

Negli ultimi dieci anni è evidente un cambiamento nella composizione del sistema produttivo del Trentino, con una riduzione delle attività manifatturiere e una crescita delle attività terziare, sia quelle ad alto contenuto di conoscenza (attività professionali, scientifiche e tecniche), sia sul fronte dei servizi di alloggio e ristorazione. Tali dinamiche si sono confermate e amplificate in termini di addetti soprattutto per quanto concerne il settore turistico, in risposta all’aumento degli arrivi (+26,2% dal 2005 al 2016) e delle presenze di turisti (16,7%).

 

In termini occupazionali, nell’ultimo decennio, il trentino ha evidenziato una sostanziale tenuta dell’occupazione della componete maschile a fronte, viceversa, di una crescita rilevante di quella femminile (+16,3%), più che nelle altre regioni. La crisi del 2008 ha inevitabilmente portato a un incremento progressivo dei disoccupati che, tuttavia, negli ultimi anni sono tornati a diminuire. Il combinato delle due tendenze si sintetizza negli indicatori principali del mercato del lavoro: cresce il tasso di occupazione (da 66,3 a 67,6) incrementando il divario rispetto al dato italiano e delle regioni del Nord; cresce, ma è in fase di riduzione e rimane comunque inferiore al dato del Veneto, della Lombardia, dell’Italia, il tasso di disoccupazione (pari a 5,7 nel 2017) e si riduce il tasso di inattività attestandosi al 28,3%.

 

Le imprese trentine hanno potuto contare in questi anni su un’offerta di lavoro maggiormente qualificata come mostra la crescita della quota di 30-34enni che hanno concluso un percorso di formazione terziaria: nel 2007 il dato si fermava al 20,6%, mentre nel 2016 ha raggiunto un valore di 35%, ben superiore al dato italiano e prossimo al valore medio europeo. A questo dato si aggiungono i risultati brillanti ottenuti dagli studenti 15enni trentini a livello di competenze in scienze, matematica e lettura e comprensioni. L’indagine Ocse-Pisa del 2013, ultimo dato disponibile che consente un confronto a livello europeo, mostra come in tutti e tre gli ambiti, il Trentino, e le altre province del Nord Est, ottengano punteggi superiori alla media europea e quelli di paesi come Danimarca, Regno Unito e Germania.

 

I diversi fattori ora descritti hanno contribuito a rendere il Trentino un territorio maggiormente competitivo in termini sociali e economici. La crescita del lavoro femminile, un sistema scolastico d’avanguardia, anche grazie alla crescita degli ITS, un maggior numero di laureati, quasi raddoppiato dal 2010, investimenti pubblici che hanno avuto un effetto anticiclico, sono tra i fattori più rilevanti per capire la ripresa di oggi e soprattutto la sua sostenibilità nel tempo.


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