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Home » Argomenti » Cambiamento climatico » Riscaldamento globale nell’ Artico: perché così veloce?

Articolo stampato dal sito https://carlocarraro.org
Riscaldamento globale nell’ Artico: perché così veloce?

Tags: artico, cambiamenti climatici, ghiacci, scioglimento, temperatura  |   Data: 7 Agosto 2013  | Nessun commento

La regione Artica rappresenta l’evidenza più immediata del riscaldamento globale e la cartina al tornasole più reattiva ai cambiamenti climatici in atto. Perché questa regione subisce trasformazioni così rapide e in preoccupante accelerazione? Cosa la rende un termometro della gravità dei cambiamenti che il clima sta subendo e per quale motivo, dati alla mano, le reazioni di quest’area si discostano per tempistiche e intensità dalla media globale?

Sappiamo che la superficie terrestre si è riscaldata in media di circa 1,5°C  negli ultimi due secoli, come conseguenza dell’aumento della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera verificatosi a partire dalla rivoluzione industriale.

Figura 1. Anomalia delle temperature (°C ). Fonte: HadCRUT 4

Figura 1. Anomalia delle temperature (°C ). Fonte: HadCRUT 4

Come emerge dalla figura 1, l’aumento della temperatura media globale è stato sostenuto, in particolare, a partire dal 1910 e fino al secondo dopoguerra, per poi assestarsi e calare leggermente fino al 1975.

Una strana anomalia in un periodo di forte aumento delle emissioni e delle concentrazioni di gas climalteranti dovuto allo sviluppo economico dei Paesi occidentali.  Un’anomalia che ha una semplice giustificazione: la grossa quantità di particolato (o polveri sottili) immessa nell’atmosfera con la produzione di energia da fonti fossili, in particolare il carbone. Quando ingenti quantità di particolato si sospendono in atmosfera, esse riflettono la luce del sole in arrivo e mitigano l’effetto serra che è invece incrementato dall’aumento di anidride carbonica, con il risultato di “nascondere” temporaneamente quella che sarebbe l’effettiva conseguenza della crescente concentrazione di gas serra.

Le nuove consapevolezze sulla responsabilità umana nei confronti dell’ambiente hanno condotto, dalla metà degli anni ‘70, all’introduzione di tecnologie più pulite per la produzione di energia e la combustione dei carburanti (inclusa la marmitta catalitica): l’aria che respiriamo è stata oggetto di nuove attenzioni ed è stata in parte ripulita.

La temperatura ha ricominciato a salire, e più rapidamente di prima, fino al 1997. Da questa data, la temperatura media globale si è stabilizzata: i negazionisti climatici usano questo dato come pretesto per affermare l’inesistenza di una correlazione tra l’aumento della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera e l’innalzamento delle temperature. In realtà, spiega David Wasdell, direttore dell’Apollo-Gaia Project, nell’articolo Arctic Dynamics, sta accadendo in questo periodo la stessa cosa che avvenne nel secondo dopoguerra: grosse quantità di particolato sono sospese nell’atmosfera e riflettono nello spazio una parte dell’energia solare in arrivo sulla Terra. Con la differenza che, stavolta, il particolato è dovuto alle sempre più numerose centrali a carbone dei Paesi in via di sviluppo, primo tra tutti la Cina, agli incendi e ai milioni di focolari che utilizzano la biomassa per la cottura domestica nel mondo.

A cosa è dovuto, quindi, l’intenso accelerare dello scioglimento dei ghiacci Artici negli ultimi anni?

L’Artico si comporta diversamente dalla media: dal 1997, le temperature nella regione Artica hanno continuato ad aumentare sempre più rapidamente.  La ragione sta nel fatto che il particolato emesso non raggiunge l’area Artica, che non risente quindi della parziale inibizione dell’effetto serra dovuto alle polveri in sospensione.

L’aumento delle temperature nella regione Artica è all’origine dell’accelerato scioglimento dei ghiacci e della copertura nevosa e genera dei meccanismi di feedback che rendono la trasformazione sempre più rapida: la riduzione delle aree della superficie terrestre coperte di bianco, in grado di riflettere nell’atmosfera una parte significativa dell’energia solare in arrivo (albedo), comporta a sua volta un aumento della quantità di energia assorbita dalla Terra e dagli oceani, e dunque un maggiore riscaldamento. Il recente articolo Observed changes in the albedo of the Arctic sea-ice zone for the period 1982–2009, pubblicato pochi giorni fa sulla rivista Nature Climate Change, presenta una ricerca coordinata da Aku Riihela, dell’Istituto di Meteorologia della Finlandia (Helsinki) che evidenzia l’importanza dell’albedo nella previsione del futuro scioglimento dei ghiacci.

Fonte: Arctic Dynamics, David Wasdell

Figura 2. Fonte: Arctic Dynamics, David Wasdell

Come conseguenza di questi fenomeni, l’aumento delle temperature Artiche si e’ dimostrato esponenziale (fig. 2) e, secondo i più recenti studi, potrebbe condurre per la prima volta all’assenza totale di ghiacci galleggianti nel mese di settembre 2014 o 2015. Una situazione fuori controllo, innescata dall’uomo ma dall’uomo ormai non più controllabile. Ma soprattutto l’Artico rappresenta un sistema ambientale che anticipa quello che succedera’ in altri sistemi ambientali nei prossimi decenni e costituisce quindi un importante campanello d’allarme. Un esempio evidente e lampante della gravità della situazione e dell’urgenza di agire per mitigarne l’ulteriore aggravarsi.

 

Maggiori informazioni

  • Observed changes in the albedo of the Arctic sea-ice zone for the period 1982–2009, Aku Riihelä, Terhikki Manninen e Vesa Laine, Nature Climate Change, 4 agosto 2013: http://www.nature.com/nclimate/journal/vaop/ncurrent/full/nclimate1963.html
  • Arctic Dynamics, David Wasdell, 2013: http://www.apollo-gaia.org/ArcticDynamics.html
  • Abbiamo davvero cambiato il clima, post su questo blog, 4 agosto 2012: http://www.carlocarraro.org/argomenti/il-clima-che-cambia/muller-lo-scettico-convertito/
  • L’inverno artico non esiste più, post su questo blog, 11 maggio 2013: http://www.carlocarraro.org/argomenti/il-clima-che-cambia/linverno-artico-non-esiste-piu/

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