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Home » Argomenti » Cambiamento climatico » V Rapporto IPCC. Rischi, impatti e uno spazio per le opportunità

Articolo stampato dal sito https://carlocarraro.org
V Rapporto IPCC. Rischi, impatti e uno spazio per le opportunità

Tags: adattamento, AR5, cambiamenti climatici, impatti, IPCC, vulnerabilità  |   Data: 6 Aprile 2014  | Nessun commento

Lo scorso lunedì 31 marzo 2014 è stato raggiunto un nuovo importante traguardo nella storia della scienza sui cambiamenti climatici. A Yokohama (Giappone), l’Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC ha approvato, dopo una lunga settimana di intense discussioni tra i 190 governi presenti all’assemblea, e reso finalmente pubblica la sintesi del secondo dei tre volumi che compongono il Quinto Rapporto di Valutazione sui cambiamenti climatici, il compendio delle conoscenze scientifiche, sociali ed economiche sui cambiamenti climatici e sui loro effetti che viene aggiornato ogni 6-7 anni.

La prima parte del rapporto, che illustra gli aspetti scientifici del sistema climatico, ci ha spiegato qualche mese fa le evidenze del clima che cambia e ha confermato le responsabilità antropogeniche dell’ultimo secolo.

 

[Guarda il video della sintesi per i decisori politici del contributo del WGI]

 

Il secondo volume, curato dal Working Group II (WGII), si occupa degli impatti dei cambiamenti climatici a livello globale e regionale, delle vulnerabilità dei sistemi umani e naturali e delle opzioni di adattamento. Seguendo l’obiettivo di ogni rapporto IPCC, quello di essere rilevante per le future politiche che saranno adottate dai governi, ma non prescrittivo, il WGII mette in guardia sul fatto che gli impatti saranno per lo più negativi, e non faranno che aumentare se non si agisce in modo significativo sulla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra.

 

 [Guarda il video della sintesi per i decisori politici del contributo del WGII]

 

 

Ma cosa ci dice di nuovo il volume pubblicato questa settimana?

 

IMPATTI / Uno dei messaggi chiave del nuovo rapporto è che i cambiamenti climatici non rappresentano una minaccia solo per la natura e le specie animali, ma costituiscono un problema da affrontare anche per l’uomo, il suo benessere e la sua sopravvivenza.

Diverse specie animali marine, di acqua dolce o terrestre, hanno cambiato percorsi migratori e aree geografiche per la loro riproduzione e crescita; lo scioglimento dei ghiacci e delle nevi perenni e i cambiamenti nei cicli delle piogge impattano sui sistemi idrogeologici e sulla disponibilità di risorse idriche. Ma noi umani non siamo solo spettatori del cambiamento. Per fare solo alcuni esempi, la scarsa disponibilità di acqua dolce, dovuta all’ eccessivo sfruttamento della risorsa in aggiunta alla siccità legata ai cambiamenti del clima, rappresenta un rischio per diverse regioni africane, europee, asiatiche e centro – sud americane; i cambiamenti climatici hanno impatti negativi anche sul settore alimentare, riducendo la rendita agricola di diversi cereali, con la conseguenza di impattare sui prezzi o arrivare a minacciare la sicurezza alimentare di alcune regioni del mondo; l’innalzamento del livello del mare e l’erosione delle coste implicheranno costi anche rilevanti per le popolazioni interessate.

 

RISCHIO / Un altro messaggio centrale nel rapporto è che i cambiamenti climatici vanno studiati e affrontati in sistema con altri fattori sociali di rischio per l’uomo e per il pianeta. Povertà, disuguaglianze, urbanizzazione, globalizzazione del settore alimentare, mancanza di adeguate infrastrutture, densità abitativa, conflitti, sono tutti elementi che contribuiscono a definire differenti  gradi di vulnerabilità ai cambiamenti climatici. Le regioni del mondo più povere, le classi sociali meno abbienti, le persone discriminate per motivi sociali risultano tipicamente più vulnerabili e meno capaci di sviluppare adeguate risposte di adattamento.

Il rischio, parola chiave del rapporto, presuppone una certa dose di incertezza: proprio perché la misurazione delle conseguenze dipende da fattori anche estranei al clima in sé, è difficile prevedere con certezza gli scenari futuri. Il rischio rappresenta infatti la probabilità di accadimento di un disastro ed è funzione della vulnerabilità, dell’esposizione e del tipo e frequenza dei disastri. Di certo c’è che gli impatti ci sono già e che si aggraveranno se le traiettorie delle emissioni di gas serra in atmosfera non cambieranno. E che la strategia giusta è quella di agire congiuntamente e da subito sul fronte della mitigazione, dell’adattamento e della resilienza.

 

ADATTAMENTO / L’aspetto più innovativo rispetto al Quarto Rapporto di Valutazione IPCC, è che questa edizione aggiunge al focus sugli impatti dei cambiamenti climatici un’analisi approfondita delle misure di adattamento e di resilienza che sono state messe in atto o che potranno essere messe in atto per affrontarli nelle diverse regioni del mondo.

Come ha spiegato Francesco Bosello, Contributing Author del rapporto, al seminario ICCG “Gli impatti dei cambiamenti climatici: evidenze dal V Rapporto dell’IPCC” (31 marzo 2014), la stragrande maggioranza delle strategie di adattamento sono rappresentate da misure non esclusive per la difesa dagli impatti dei cambiamenti climatici. Spesso si tratta di strategie che andrebbero sviluppate indipendentemente dal clima che cambia, come per esempio misure per il dissesto idrogeologico o per la tutela della biodiversità. “No regrets / Nessun rimpianto” identifica quindi l’atteggiamento con cui individui e amministratori dovrebbero mettere in essere misure di adattamento, oltre che di mitigazione, in un percorso di sviluppo sostenibile. Misure che significano investimenti importanti, ma che alla fine, proprio per i danni che permettono di evitare, si riveleranno essere benefici anziché costi. 

 

OPPORTUNITA’ / Il rapporto non costituisce solo un preoccupante elenco degli impatti, ma affronta anche  i potenziali benefici che la sfida del clima ci chiede di affrontare. Anche di fronte ad una certa dose di incertezza sulla gravità degli impatti, agire adesso non può che ridurre la nostra vulnerabilità, giovando al tempo stesso su salute umana, stile di vita, benessere, qualità dell’ambiente e altro.

Come illustra la figura 1, il nostro pianeta (a) è sottoposto a diversi fattori  di stress, fisici e sociali: i cambiamenti climatici, la variabilità climatica, le modifiche nell’utilizzo del suolo, la degradazione degli ecosistemi, la povertà, le disuguaglianze e altri fattori culturali. I futuri possibili (c) che ci si prospettano davanti sono molti, e vanno da futuri auspicabili ad alta resilienza e basso rischio, a futuri a bassa resilienza ed alto rischio. Quale sarà il futuro del nostro pianeta? Dipende dalle nostre scelte di oggi e di domani, da come ci muoviamo nello spazio delle opportunità, in cui già ci troviamo, cogliendo le opportunità d’azione di un percorso di resilienza, come l’incremento della conoscenza scientifica, l’adattamento , la mitigazione (in verde), o perdendole (in rosso), talvolta in modo irreversibile.

Figura 1

Figura 1 – Fonte: IPCC WGII AR5 Summary for Policymakrs, figura SPM.9

Per scoprire quali siano per l’IPCC i percorsi migliori da scegliere nell’ambito delle politiche di mitigazione dei cambiamenti climatici, dobbiamo aspettare pochi giorni. Tra il 7 e l’11 aprile, sarà discussa e approvata a Berlin la sintesi per i decisori politici della terza parte del Quinto Rapporto di Valutazione IPCC. L’appuntamento è quindi per il 14 aprile, ore 17:00, per il seminario ICCG “Il ruolo delle politiche nella mitigazione dei cambiamenti climatici: Evidenze dal V Rapporto dell’IPCC”.

Maggiori informazioni:

Scarica il materiale ufficiale dell’IPCC: http://www.ipcc.ch/report/ar5/wg2/


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