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Home » Argomenti » Cambiamento climatico » Da Katrina a Sandy: quando il clima fa notizia

Articolo stampato dal sito https://carlocarraro.org
Da Katrina a Sandy: quando il clima fa notizia

Tags: cambiamenti climatici, clima, comunicazione  |   Data: 18 Novembre 2012  | Nessun commento

Katrina o KyotoI cambiamenti climatici sono rappresentati il più delle volte in modo catastrofico da parte dei mezzi di comunicazione di massa. Gli eventi estremi, capaci di attrarre l’interesse di un pubblico educato a dedicare la sua attenzione a notizie sensazionali, diventano spesso emblema del riscaldamento globale, descritti in servizi e articoli corredati da immagini catastrofiche che lasciano poco spazio alle spiegazioni scientifiche o alle possibili azioni da intraprendere per affrontare il problema.

 

L’aspetto positivo della comunicazione che i mass media propongono sul clima è che una tematica scientifica complessa, circoscritta fino a pochi anni fa agli addetti ai lavori, ha guadagnato gradualmente l’attenzione della popolazione. L’altra faccia della medaglia è una rappresentazione del problema influenzata dal linguaggio e dal tono delle fonti di informazione, che può arrivare ad impressionare un pubblico generico non dotato degli strumenti per filtrare adeguatamente il messaggio in arrivo. Su questa strada, osservando quanto è accaduto in passato con altre tematiche di forte impatto emotivo, nel tempo si potrebbe raggiungere un’assuefazione del pubblico che, non vedendo realizzarsi gli effetti catastrofici presentati come imminenti, potrebbe perdere interesse per un tema che continua ad essere affrontato con superficialità.

 

Secondo la ricerca “La rappresentazione dei cambiamenti climatici nei mass media italiani”, condotta dalla Prof. Maria Inglisa, giornalista scientifica e docente all’Università di Pavia, in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia [1], il 2005 fu un anno di grande attenzione ai cambiamenti climatici da parte dei media in Italia. Fu l’anno dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, l’accordo che dopo lunghe trattative internazionali coinvolse i Paesi in un impegno reciproco per la prima volta vincolante nella riduzione delle emissioni di gas serra. Ma non per questo il 2005 ha puntato i fari sul clima. Lo ha fatto per Katrina, l’uragano che ha sconvolto l’America.

 

L’interesse della popolazione per il tema dei cambiamenti climatici è guidato a livello internazionale da alcuni fatti che hanno profondamente segnato l’opinione pubblica perchè fortemente amplificati dai mass media, e si apre progressivamente a notizie legate alla scienza e alla politica del clima, non solo al sensazionalismo: da El Niño (1998) alla tempesta Lothar (1999), dall’uragano Katrina (2005) all’assegnazione del Premio Nobel per la pace ad Al Gore e all’IPCC (2007), dall’uscita nelle sale cinematografiche europee di “Una scomoda verità” (2007) ai recenti drammatici impatti dell’uragano Sandy.

 

ln Italia, come rilevato da una recente ricerca di Observa Science in Society di Trieste (2011), in un contesto generale di riduzione dell’attenzione alla scienza nei media, la sensibilità ai temi dell’ambiente, dei cambiamenti climatici e dell’energia è crescente, anche in riferimento al ruolo che su essi rivestono scienza e tecnologia. La fragilità che il tema dei cambiamenti climatici aveva evidenziato in tempi recenti (2009), con una diminuzione del 20% della quota dei cittadini che si dichiarava convinto della loro esistenza, sta recuperando. Nel 2011, l’80% dei cittadini crede che “il clima della Terra stia diventando sempre più caldo”, ed è in aumento la quota di persone che fondano la loro opinione non sull’esperienza personale della percezione della temperatura stagionale, ma sugli studi scientifici (45%). Allo stesso modo, quando si parla di questioni scientifiche legate alla società, gli scienziati sono considerati dalla popolazione gli interlocutori più credibili, che stanno guadagnando una fiducia crescente (44% nel 2009, 52% nel 2001) soprattutto tra i più giovani e i più istruiti.

 

Emerge dai dati la necessità di creare spazi di condivisione di informazioni tra la scienza e la società, colmando il divario che esiste tra i due mondi, spesso troppo ampio per la difficoltà di trovare un linguaggio comune. Esempi virtuosi di comunicare i cambiamenti climatici esistono e altri stanno fiorendo, soprattutto nel web. Italian Climate Network, il movimento italiano per il clima impegnato da poco più di un anno nella diffusione e divulgazione scientifica sui cambiamenti climatici, affianca una comunicazione virale tramite i social network ad iniziative come l’organizzazione di un corso dedicato ai professionisti dell’informazione sul tema dei cambiamenti climatici. L’associazione ha ricevuto di recente il Premio A.I.C.A. (Associazione Internazionale Comunicazione Ambientale) 2012 per la sezione “Comunicare il Protocollo di Kyoto”, che premia dal 2005 chi declina “le complesse tematiche ambientali in un linguaggio divulgativo”. 

 

Il 55% degli italiani ritiene oggi di avere un’informazione adeguata sui cambiamenti climatici1. Per far crescere questo numero e renderlo aderente alla realtà, serve un ponte più solido tra il mondo della ricerca e l’opinione pubblica, i cui mattoni comprendano dati oggettivi, previsioni, simulazioni e modelli spiegati in un linguaggio comprensibile e accattivante, che soddisfino la sete di conoscenza che i cittadini hanno su un tema così importante per la Terra e per ciascuno. Ancor piu’ importante e’ partire dalla consapevolezza che il clima sta oramai inevitabilmente cambiando per identificare quelle misure che ci aiutino da un alto ad attenuare tale fenomeno e dall’altro a prepararci meglio per far fronte ai suoi impatti.

 1 La media europea delle persone che ritengono di avere un’informazione adeguata sui cambiamenti climatici è 60% (la percentuale più bassa è quella della Spagna (45%), la più alta della Svezia (81%)

Maggiori informazioni:

  • [1]La rappresentazione dei cambiamenti climatici nei mass media italiani, M. Inglisa, ed. Ibis (2008)
  • [2] Scientisti e antiscientisti – Perchè scienza e società non si capiscono, M. Bucchi, Ed. Il Mulino (2010)
  • [3] Annuario scienza e società 2011, ed. Il Mulino, a cura di M. Bucchi e G. Pellegrini Observa, Science in Society (2011)
  • [4] Clima: la percezione dei cittadini tra scienza, mass media e società, M. Luraschi e G. Pellegri, Bollettino della Società ticinese di Scienze naturali – Vol.98, 2010 (http://www.ideatorio.usi.ch/sites/www.ideatorio.usi.ch/files/uploads/attachments/scienza-2010.pdf)
  • [5] Le sfide per comunicare la scienza del clima secondo Nature, TEC il blog del CMCC, 16 gennaio 2012: http://www.cmcc.it/blog/le-sfide-per-comunicare-la-scienza-del-clima-secondo-nature

 


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