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Home » Argomenti » Cambiamento climatico » Il cambiamento climatico sarà il grande tema del 2015

Articolo stampato dal sito https://carlocarraro.org
Il cambiamento climatico sarà il grande tema del 2015

Tags: 2015, cambiamenti climatici, politiche climatiche  |   Data: 5 Gennaio 2015  | Nessun commento

* Questo post e’ pubblicato anche nel sito web dell’ISPI ( Istituto per gli Studi di Politica Internazionale)

Jan2015_colourIl 2014 e’ stato un anno importante per l’economia e la politica del cambiamento climatico e ancor più lo sarà il 2015. E’ stato un anno importante soprattutto perchè il Quinto Rapporto IPCC, la cui approvazione da parte dei 195 paesi membri si è completata nel settembre scorso, ha fatto chiarezza su alcuni punti cruciali:

  • Le emissioni di gas ad effetto serra sono sempre crescenti (nonostante più di vent’anni di negoziati per ridurle) e non sono mai cresciute così tanto come nell’ultimo decennio;
  • Le concentrazioni di gas serra in atmosfera hanno superato le 400 ppmv (parti per milione in volume) cosa che non era mai successa negli ultimi 800 mila anni di storia del pianeta, introducendoci quindi in un ambiente sconosciuto e molto rischioso, almeno in termini climatici;
  • Gli incrementi di temperatura media osservati nell’ultimo secolo sono con elevata probabilità (più del 95%) dovuti alle emissioni di gas ad effetto serra prodotte dall’attività umana, in particolare dall’uso di combustibili fossili. La stessa probabilità risultava al 50% nel 1995, anno di uscita del Secondo Rapporto IPCC, al 66% nel 2001 (Terzo Rapporto IPCC) ed infine al 90% nella precedente valutazione (il Quarto Rapporto IPCC) del 2007.

 

Siamo di fronte, quindi, ad una crescente certezza scientifica, ottenuta grazie a strumenti di valutazione sempre più avanzati e ad una più ampia e precisa serie di osservazioni delle diverse componenti del sistema climatico. Più della metà dell’aumento della temperatura osservato nell’ultimo secolo può essere quindi attribuita alla crescita delle emissioni di gas ad effetto serra, in primis derivanti dalla combustione di combustibili fossili, dalla deforestazione e da altri cambiamenti nell’uso del suolo.

Questo incremento di temperatura ha provocato il riscaldamento degli oceani, lo scioglimento dei ghiacci dell’Artico, la riduzione della copertura nevosa, l’innalzamento del livello medio  del mare e sta portando alla modifica delle dinamiche di alcuni eventi meteorologici estremi. Inoltre, le attuali e continue emissioni di gas-serra causeranno un ulteriore riscaldamento e cambiamenti in tutte le componenti del sistema climatico. Le proiezioni climatiche future, infatti, mostrano un’alta probabilità che l’aumento della temperatura superi la soglia dei 2°C entro la fine di questo secolo.

 

Durante gli ultimi anni abbiamo già  potuto toccare con mano quello che potrebbe riservarci il futuro, in maniera sempre più frequente ed estesa, se le emissioni continueranno a crescere ai ritmi attuali. La straordinaria siccità registrata negli Stati Uniti e nel continente Africano nel 2012, seguita poco dopo dai devastanti effetti del passaggio dell’uragano Sandy su New York e del tifone Haiyan nelle Filippine, fino alle più vicine piogge torrenziali che hanno colpito la Liguria e la Toscana nel 2011 e nel 2014 o il Veneto nel 2013 e nel 2014, sono solo alcuni esempi. Per limitare l’entità di questi impatti le emissioni antropogeniche devono essere ridotte in maniera sostanziale. E questo sarà l’obiettivo di governi e imprese, di amministrazioni pubbliche e private, nazionali e internazionali, non solo nel 2015, ma per molti anni a venire.

Ma non sarà sufficiente ridurre le nostre emissioni. Anche adottando misure significative e urgenti di mitigazione, siamo infatti destinati ad un aumento della temperatura media di 1,5 gradi a metà secolo, e ci stiamo allontanando dalla possibilità di limitare entro i 2°C l’aumento della temperatura entro fine secolo. Ne consegue che dovremo comunque prepararci ad affrontare le conseguenze di questo importante cambiamento nel sistema climatico, pur cercando di limitarlo attraverso minori emissioni di gas-serra.

 

Per ridurre le emissioni servono cambiamenti progressivi ma rilevanti, soprattutto in campo energetico. La domanda energetica mondiale è in decisa crescita (+37% al 2040, concentrata proprio in Asia, Africa, Medio Oriente ed America Latina), nonostante crescita economica e crescita della popolazione siano caratterizzate da una minore intensità energetica rispetto al passato. Nel 2040, il mix energetico mondiale sarà quasi ugualmente distribuito tra petrolio, gas, carbone da un lato e fonti a basso contenuto di carbonio dall’altro. Con un fortissimo incremento delle energie rinnovabili quindi. Ma non basterà perchè la domanda di energia nei paesi in via di sviluppo cresce troppo rapidamente.

 

Per rispettare l’obiettivo di non aumentare la temperatura media più di due gradi a fine secolo, il picco delle emissioni globali dovrebbe essere raggiunto entro il 2030 e le emissioni stesse dovrebbero azzerarsi tra il 2070 e il 2090. Purtroppo, senza sforzi urgenti nella riduzione delle emissioni, non sarà possibile raggiungere il picco così rapidamente, e più si ritarda l’azione, più sarà necessario ricorrere ad emissioni negative (rimozione dei gas dall’atmosfera) verso fine secolo. Cosa per la quale non siamo per nulla pronti dal punto di vista tecnologico. E nemmeno dal punto di vista politico, visto la difficoltà di avviare una azione comune a livello internazionale per destinare adeguate risorse alla ricerca e allo sviluppo di tecnologie che permettano sia di eliminare le emissioni prodotte, sia di evitare di produrne di ulteriori.

Tuttavia qualcosa sta cambiando ed il 2015 sarà l’anno decisivo per concretizzare questo cambiamento.  Numerosi sono gli eventi che caratterizzeranno l’anno che verrà. Dalla UN World Conference on Disaster Risk Reduction a Sendai (Japan) a marzo, alla International Conference “Our Common Future under Climate Change” a Parigi a luglio, dalla UN International Conference on Financing for Development, ad Addis Ababa, sempre a luglio, all’UN Summit for Adoption of Post-2015 Development Agenda, a New York a settembre, per finire con l’UNFCCC COP 21 a Parigi a dicembre, dove verrà siglato il più importante accordo per limitare le emissioni di gas ad effetto serra mai prima immaginato.

 

La posizione dell’Unione Europea, che ha recentemente definito i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni con la 2030 Climate and Energy Policy Framework, e il recentissimo accordo tra Stati Uniti e Cina per collaborare al raggiungimento di importanti riduzioni delle emissioni di gas-serra e di sviluppo delle fonti rinnovabili hanno dato il via ad una serie di impegni anche in altri paesi, estendendo così in modo decisivo il numero di quelli che hanno adottato o stanno adottando impegni precisi di riduzione delle emissioni (con una copertura che raggiunge circa l’80% delle emissioni complessive, fatto mai avvenuto prima).

 

Perché a livello mondiale si è finalmente scelto di adottare una linea chiara e decisa sul tema dei cambiamenti climatici? Certamente l’opinione pubblica interna in vari paesi, scossa da siccità e incendi, da inondazioni ed uragani, é oggi molto più favorevole di qualche anno fa. Le evidenze scientifiche sono inoltre crescenti ed eclatanti, e tutt’altro che catastrofiste. Ma c’è un motivo di fondo più importante. I governi dei principali paesi del mondo, e i business leaders nei principali settori economici,  hanno colto che il problema dei cambiamenti climatici ha una dimensione politica ed economica globale molto rilevante, per questa e per le prossime generazioni. Controllare i cambiamenti climatici in corso non significa risolvere un problema ambientale, quanto invece affrontare una questione che ha enormi impatti in termini di sviluppo economico, sia nei paesi in via di sviluppo, sia in quelli sviluppati. Nei paesi in via di sviluppo, perché più vulnerabili ai cambiamenti climatici, è necessario garantire prospettive di crescita e di benessere. Limitando così anche conflitti e fenomeni migratori. Nei paesi sviluppati, seppur con minori impatti diretti dei cambiamenti climatici, le prospettive di crescita economica e di stabilità sociale dipendono in modo cruciale da quelle dei paesi in via di sviluppo.

 

L’accordo raggiunto a Lima a inizio dicembre 2014 conferma che la direzione intrapresa dai principali paesi responsabili delle emissioni di gas-serra è quella di una forte riduzione delle loro emissioni e di un importante impegno finanziario (per ora 10 miliardi, ma l’obiettivo è di raggiungere i 100 miliardi all’anno nel 2020) per sostenere lo sviluppo tecnologico ancora necessario per la transizione ad una economia a basso contenuto di carbonio, per la sua diffusione anche nei paesi in via di sviluppo, nonché per gli investimenti necessari a proteggerci da un cambiamento climatico in parte oramai inevitabile, seppur ancora controllabile nei suoi effetti più disastrosi. Il 2015 sarà l’anno decisivo per capire se faremo in tempo.


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