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Home » Argomenti » Cambiamento climatico » La nuova proposta EU su clima ed energia: quali le conseguenze per l’economia ed i mercati energetici?

Articolo stampato dal sito https://carlocarraro.org
La nuova proposta EU su clima ed energia: quali le conseguenze per l’economia ed i mercati energetici?

Tags: efficienza energetica, Eu 2030, EU ETS, politiche climatiche  |   Data: 2 Novembre 2014  | Commento

Il Consiglio Europeo ha approvato venerdì scorso il quadro strategico europeo per il clima e l’energia fino al 2030 (2030 Climate and Energy Policy Framework).  Il documento ha particolare rilevanza nel contesto attuale di doppia crisi, sia economica, sia dei mercati energetici e merita una approfondita analisi.

La situazione attuale in Europa è piuttosto particolare. Negli ultimi due-tre anni si è assistito ad un paradosso nell’evoluzione del mix energetico europeo. Da un lato, l’Europa si è data degli importanti obiettivi di riduzione delle proprie emissioni di gas serra e di promozione dell’energia verde. Ambizioni che si sono concretizzate nei noti target 20-20-20, e che vengono rinforzate dalla nuova proposta per il 2030. Dall’altro, tuttavia, l’energia è diventata paradossalmente un po’ meno verde. In modo particolare in alcuni Paesi, come Regno Unito e Germania, dove il gas naturale è stato sostituito dal carbone, portando ad un aumento delle emissioni. Le emissioni complessive in Europa sono comunque scese, ma solo perché spinte dalla contrazione della domanda energetica dovuta alla crisi economica. Il basso prezzo del carbone, e più recentemente il basso prezzo del petrolio, hanno spiazzato il gas che, assieme alle rinnovabili, è la fonte energetica su cui l’Europa deve fare affidamento in questa fase di transizione verso un’ economia a basso contenuto di carbonio.

 

Un ritorno al carbone, il combustibile con più carbonio, rappresenta un’incongruenza con gli obiettivi climatici Europei. Alcune ragioni di questa contraddizione sono da ricercarsi nelle stesse politiche europee. Innanzitutto, i prezzi della CO2 nel mercato europeo dei certificati di emissione (EU ETS) sono crollati a partire dalla seconda metà del 2011, raggiungendo un minimo di 3 Euro/tCO2 (al momento sono ancora a solo 5-6 Euro/tCO2). Un segnale decisamente troppo debole per promuovere l’uso del gas e le fonti energetiche verdi. In secondo luogo, gli incentivi alle rinnovabili hanno sì promosso queste ultime in maniera rilevante, ma allo stesso tempo hanno depresso il prezzo dei permessi EU ETS (secondo le nostre stime, di circa 10 Euro/tCO2[1]), riducendo in questo modo gli incentivi ad investire in tecnologie a basse emissioni di carbonio.

 

La nuova proposta europea arriva dunque in un momento critico per le politiche energetiche e climatiche. Soprattutto perchè dovrebbe riuscire ad evitare il paradosso appena descritto. Gli elementi principali della proposta[2] sono fondamentalmente quattro:

  1. La riduzione delle emissioni di gas serra del 40% rispetto ai livelli del 1990. Questo si concretizza in una riduzione delle emissioni del 43% rispetto al 2005 per i settori ETS e del 30%, sempre rispetto al 2005, per i settori non ETS.
  2. Un mix energetico per almeno il 27% costituito da fonti rinnovabili entro il 2030 (dovrà essere il 20% entro il 2020).
  3. Un incremento dell’efficienza energetica del 27% rispetto alle proiezioni future del consumo di energia ( compared to projections of future energy consumption ) da rivedere in aumento al 30% nel 2020.
  4. E un cambiamento strutturale nel mercato delle emissioni europeo attraverso la creazione di una market stability reserve, che dovrebbe servire a mantenere stabilmente crescente il prezzo del carbonio. Per raggiungere questo  obiettivo è previsto anche l’aumento della riduzione progressiva del cap alle emissioni (dall’1,74% al 2,2% all’anno), cap che diviene quindi ogni anno più stringente.

 

Il primo obiettivo è la colonna portante della proposta. L’Europa conferma il suo impegno incondizionato a ridurre la propria impronta di carbonio, in maniera chiara. Se gli ambientalisti speravano in qualcosa di più, rimane che questo è un obiettivo importante, eppure realistico, ed in linea con gli obiettivi di lungo periodo di decarbonizzazione dell’economia EU (il Consiglio Europeo ribadisce l’obiettivo di ridurre dell’80% le emissioni nel 2050, rispetto sempre a quelle del 1990).

Il target sulle rinnovabili è più discutibile, visto che le rinnovabili hanno ricevuto già abbondanti sussidi e sono previste diventare presto competitive con le fonte tradizionali. L’obiettivo, però, è vincolante solo a livello UE, e non per i singoli stati membri, che dovranno proporre i propri obiettivi all’interno dei loro piani nazionali. Se questo permetterà maggiore efficienza, la libertà delegata a ciascuno stato membro nello stabilire i propri impegni potrà sminuire l’obiettivo finale, rendendolo superfluo.

L’obiettivo sull’efficienza energetica è di difficile valutazione, poichè si tratta di un miglioramento dell’efficienza energetica controfattuale, rispetto a quello che sarebbe stata altrimenti, ma questo ipotetico scenario è difficile da definire ed i risultati difficilmente monitorabili.

Infine la riforma del mercato EU ETS, introducendo una riserva di stabilità dei permessi di emissioni, dovrebbe finalmente stabilizzarne il prezzo intorno ad un regolare percorso di crescita, dando quindi agli investitori un chiaro segnale di lungo periodo. Questa ‘banca centrale’ delle emissioni è una misura importante per dare un segnale stabile ed inequivocabile ai mercati.

 

Quali saranno le conseguenze di queste proposte sui mercati dell’energia? Nel breve periodo, probabilmente poche. Molto dipenderà dalla eventuale ripresa economica, dall’evoluzione del gas non convenzionale americano (i cui prezzi sembrano a molti troppo bassi per essere sostenibili), e dall’impatto della rimozione di alcuni certificati di emissioni sul prezzo della CO2. E’ probabile che la situazione paradossale di spostamento da gas a carbone non si risolva immediatamente. E, anzi, che il ridotto prezzo del petrolio penalizzi ulteriormente il gas in questo decennio.

Nel medio-lungo periodo (diciamo dal 2020 in poi), le cose potranno invece cambiare, e per il meglio. Le politiche di riduzione delle emissioni avranno l’effetto di alzare il prezzo dei permessi ETS, potenzialmente fino a 60-80 Euro/tCO2 al 2030 (secondo le nostre stime, 40-50 Euro/tCO2 secondo i calcoli EU). Questo darebbe un segnale importante ai mercati dell’energia, favorendo gli investimenti verso fonti a basso contenuto di carbonio, e di fatto rendendo il carbone sostenibile solamente se accoppiato alla cattura e stoccaggio della CO2 (il cosiddetto CCS, la cui concretizzazione però al momento rimane molto incerta).

L’obiettivo del 27% sulle rinnovabili potrebbe in parte rovinare la festa, deprimendo il prezzo della CO2, aumentando i costi di implementazione e quindi per le famiglie. Secondo l’assessment EU, il 27% è compatibile con la riduzione di emissioni del 40%, e sarebbe dunque irrilevante, nel bene e nel male. Secondo le nostre stime, invece, il target sulle emissioni porterebbe al massimo al 22% di rinnovabili (sulla domanda finale di energia, e al 42% sulla produzione elettrica), e quindi l’obiettivo EU sulle rinnovabili sarebbe distorsivo.

Le conseguenze economiche generali di queste politiche saranno probabilmente modeste, anche se forse maggiori delle proiezioni EU che vedono al massimo un riduzione del GDP al 2030 del 0.5% (le nostre stime arrivano fino all’1.5%), comunque intorno allo 0,1 del GDP all’anno.

Il futuro prossimo dell’industria energetica, soprattutto di quella del gas, rimane però assai incerto. Alcune soluzioni si discutono da tempo (ristrutturazione del mercato elettrico per remunerare la capacità, incentivi al gas nel settore dei trasporti). Bisognerà vedere se si concretizzeranno in tempo.  Le decisioni del Consiglio Europeo spingono verso una maggiore interconnessione dei mercati energetici europei. Con un target del 10% al 2030. Questo potrebbe invece aiutare la diffusione del gas e quindi una più efficace lotta ai cambiamenti climatici nei prossimi decenni, in attesa di una radicale trasformazione dei nostri sistemi energetici nella seconda metà del secolo.

 


[1] http://www.voxeu.org/article/carbon-pricing-and-role-natural-gas-eu-climate-policy

[2] Per maggiori dettagli, si veda http://www.carlocarraro.org/argomenti/politiche-climatiche/il-nuovo-quadro-strategico-europeo-per-il-clima-e-lenergia/


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Una risposta a “La nuova proposta EU su clima ed energia: quali le conseguenze per l’economia ed i mercati energetici?”

  1. Uberto Crescenti ha detto:
    3 Novembre 2014 alle 11:08

    Ho letto con evidente interesse l’articolo sopra riportato. Da scettico del clima, o meglio da scettico nella attribuzione alle attività dell’Uomo il riscaldamento globale del nostro Pianeta, non posso condividere i provvedimenti proposti, certamente costosi, i cui risultati se applicati non sono valutabili mediante i modelli matematici. Un argomento così importante, nei confronti del quale la scienza è divisa (tra catastrofisti e scettici), non può essere affrontato eliminando i numerosissimi dubbi sull’attribuzione all’Uomo del cambiamento climatico. Tra l’altro negli ultimi quindici anni c’è stata una flessione nell’aumento delle temperature pur in presenza di un costante aumento della famigerata CO2. Si legga, ad es., il libro coordinato da Fred Singer dal titolo:”La Natura, non l’Uomo , governa il clima” edito dalla rivista 21mo Secolo (2008). Nell’elenco del BLOGROLL soprariportato, sono segnalati solo blog favorevoli al catastrofismo; non è corretto cancellare o non tenere conto degli altrettanti blog che lo contestano, come ad esempio Climatemonitor.

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