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Home » Argomenti » Cambiamento climatico » Politiche fiscali per la green economy

Articolo stampato dal sito https://carlocarraro.org
Politiche fiscali per la green economy

Data: 17 Febbraio 2015  | Nessun commento

Green Growth Knowledge Platform

Troppo spesso, il prezzo di beni e servizi non tiene debito conto dell’impatto ambientale determinato dal loro godimento. Ne deriva un eccessivo sfruttamento delle risorse comuni che impoverisce la collettività, conseguenza che potrebbe essere corretta almeno in parte grazie all’adozione di adeguate politiche fiscali “verdi”. Tali riforme comprendono strumenti mirati a tassare le attività che provocano danni ambientali ed un eccessivo uso delle risorse naturali, a riorientare gli investimenti pubblici e privati destinati allo sfruttamento dei combustibili fossili verso alternative a basse emissioni di carbonio, ad alimentare lo sviluppo dell’economia verde e a dare ai mercati i giusti segnali per incoraggiare investimenti sostenibili nel lungo termine.

Senza dubbio, riforme fiscali di questo genere possono aumentare i costi di produzione nei Paesi che le adottano, riducendo in tal modo la competitività internazionale delle imprese che in tali Paesi risiedono, così come possono risultare penalizzanti per determinati settori, se non sono adeguatamente studiate ed applicate. Nel perseguire la tutela dell’ambiente e il controllo dei cambiamenti climatici, i quadri normativi e fiscali dovrebbero quindi essere adottati in modo coordinato a livello internazionale per evitare la penalizzazione, in termini di competitività, di quei Paesi che hanno adottato politiche ambientali più rigorose e per limitarne gli impatti sociali, in particolare nei Paesi in via di sviluppo.

La Terza Conferenza Annuale Green Growth Knowledge Platform, tenutasi a Venezia il 29-30 gennaio 2015 (clicca qui per trovare tutti i documenti presentati nel corso della conferenza) ha riunito esperti di tutto il mondo, compresi i Paesi in via di sviluppo, per condividere conoscenze ed esperienze per una migliore attuazione degli strumenti fiscali green.

La conferenza, affiancando analisi teoriche alla presentazione delle migliori applicazioni concrete di strumenti fiscali volti a controllare i cambiamenti climatici, limitare lo sfruttamento delle risorse naturali e l’inquinamento locale, ha anche fornito un utile scambio di opinioni e suggerimenti tra scienziati ed economisti da un lato, e leader politici dall’altro. Riassumiamone in questo post alcuni dei risultati principali.

 

Una varietà di strumenti

Nonostante la gamma di riforme fiscali green disponibili sia molto vasta, resta spesso inesplorata a livello pratico: come suggerito da Franks et. al, i governi tendono infatti a prediligere un approccio basato sull’imposizione fiscale. Oltre a consentire il reinvestimento del gettito delle imposte ambientali in infrastrutture, i ricavi di tali azioni possono permettere una riduzione delle imposte distorsive ed essere utilizzati per sostenere il settore Ricerca e Sviluppo in ambito green.

Tuttavia, nonostante i numerosi benefici delle green taxes, queste non rappresentano l’unico strumento possibile e vale la pena che i governi valutino tutte le opzioni di politica fiscale che possono contribuire ad una crescita economica sostenibile.

Sono ad esempio efficaci gli incentivi ad investimenti in energie rinnovabili (come solare, geotermico, eolico) che garantiscono una tariffa fissa per tutta l’energia prodotta e immessa in rete lungo un determinato periodo di tempo (fino a 20 anni in alcuni casi)[1] ed eliminano poi gradualmente il supporto pubblico man mano che aumenta la quota di rinnovabili nel mix energetico e si afferma la loro competitività rispetto ai combustibili convenzionali. Un tale supporto iniziale all’investimento è fondamentale per reindirizzare i flussi di capitale altrimenti destinati ad energie ad alta intensità di carbonio: come illustrano Vona e Verdolini, le esistenti infrastrutture per lo sfruttamento dell’energia fossile hanno richiesto rilevanti investimenti di lungo termine, il che rallenta la loro conversione verso la produzione di energia da fonti rinnovabili, cambiamento necessita quindi di un incentivo per essere innescato.

Alcuni governi stanno anche sviluppando programmi mirati a supportare l’acquisto di elettrodomestici ad alta efficienza energetica. Questi schemi, seppur degni di attenzione, richiedono una profonda comprensione delle abitudini comportamentali dei consumatori per essere adeguatamente applicati. Ad esempio, Nadia Ameli dimostra che l’applicazione di questi programmi a livello residenziale è più efficace se i residenti sono proprietari dell’immobile o provengono da ambienti ad alto reddito.

I Paesi sviluppati non sono gli unici ad applicare schemi innovativi, e il settore energetico non è l’unico ingrediente della riforma necessaria.

Il governo tunisino ha investito 24 milioni di dollari di fondi pubblici per promuovere l’utilizzo di pannelli solari termici. Le Mauritius, in prima linea nella riforma fiscale attraverso lo strumento della tassazione ambientale, stanno sviluppando una serie di misure fiscali verdi, tra cui accise sui prodotti petroliferi e rincari sui prodotti energetici inefficienti. Queste politiche, in grado di stimolare cambiamenti sia a livello di consumi che di produzione, hanno generato un gettito pari al 2,6% del  PIL del Paese nel 2013: un capitale che può essere reinvestito per sostenere ulteriormente la green growth.

Guardando oltre al settore energetico, in quello idrico adeguate misure fiscali possono svolgere un ruolo fondamentale nell’incentivare l’efficienza idrica, nello stimolare gli investimenti in infrastrutture per l’approvvigionamento dell’acqua, nel garantire l’accessibilità dei servizi idrici e nel contrastare l’inquinamento e lo sfruttamento incontrollati delle fonti idriche. L’imposizione fiscale può assicurare che il costo delle esternalità ambientali associate al consumo dell’acqua venga internalizzato e che l’acqua sia quindi acquistata al prezzo appropriato. Una buona pratica in quest’ambito arriva dalle Filippine dove, nel 1997, è stata introdotta a Manila un’imposta sulle acque reflue, finalizzata a contrastare il degrado del lago Laguna Bay, collettore delle acque contaminate dalle industrie del luogo. Come diretta conseguenza di quest’azione, le industrie hanno modificato i propri processi produttivi per ridurre il volume degli scarichi.

 

Rimuovere i sussidi

Sappiamo che la necessaria transizione verso un’economia verde non potrà essere raggiunta se continueremo a nascondere il vero costo degli attuali modelli di consumo sovvenzionando i combustibili fossili. Risparmiando su tali sostegni, si libererebbero capitali da impiegare in modo più efficiente e vantaggioso, ad esempio per finanziare lo sviluppo sociale: in Kenya, come ha spiegato alla conferenza Alice Kaudia, il governo ha migliorato la rete elettrica del Paese attraverso i fondi liberati dall’eliminazione di tali sovvenzioni.

Terza Conferenza Annuale Green Growth Knowledge Platform, Venezia

Terza Conferenza Annuale Green Growth Knowledge Platform, 29-30 gennaio 2015, Venezia

Disinvestire dai combustibili fossili, in particolare nelle città e nelle zone ad alta intensità di trasporti, non solo incoraggia il movimento verso un’economia verde, ma ha anche effetti positivi diretti sulla salute, permettendo ai governi di risparmiare nella voce di bilancio dedicata all’assistenza sanitaria nazionale. Disinvestire dai combustibili fossili risulta essere prioritario, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, dove sono coinvolte cifre così ingenti da far impallidire quelle destinate alla  finanza per il clima che, a confronto, risultano essere quasi insignificanti.

Oltre a rimuovere i sussidi dannosi per l’ambiente, i governi possono anche incoraggiare le rinnovabili attraverso l’introduzione di sussidi e incentivi dedicati all’innovazione, all’installazione e alla produzione di tecnologie per lo sfruttamento delle risorse energetiche rinnovabili. Ma, come accennato sopra, va considerata la necessità di progettare attentamente questo tipo di azioni, che possono distorcere il commercio internazionale. Alla conferenza GGKP, Carolyn Fisher ha evidenziato come l’Unione Europea e gli Stati Uniti si siano schierati contro i sussidi cinesi alla produzione di tecnologie solari fotovoltaiche, aiuto considerato alla stregua di un sostegno illegale alle imprese nazionali. Inoltre, alcune forme di sussidio per la produzione di energia pulita possono creare distorsioni nel mercato: premiando una particolare tecnologia, orientano verso di essa gli investimenti e possono così rallentare lo sviluppo e la diffusione di altre tecnologie verdi o impedire che questi avvengano nel modo più conveniente ed efficiente.

 

Riorientare gli investimenti: le principali barriere

Come detto, lo sviluppo di politiche fiscali verdi, oltre ad allontanarci dalla dipendenza dai combustibili fossili, è anche in grado di garantire risparmi e benefici sociali. Perché allora queste misure non si sono diffuse a macchia d’olio? Sono quattro i principali ostacoli. In primo luogo, la percezione dei decisori è quella di danneggiare la competitività economica del proprio Paese se attuano politiche ambientali quando altri Paesi non lo fanno. In secondo luogo, gli strumenti fiscali verdi sarebbero più facilmente accettati dai cittadini se venissero introdotti come parte di una riforma fiscale più ampia. In terzo luogo, è spesso difficile comunicare efficacemente i benefici economici, sociali e ambientali di tali riforme.

Infine, come per ogni riforma, anche queste sottendono degli effetti collaterali per il mercato e per alcuni stakeholder. Con questa consapevolezza, i governi possono prevedere forme di supporto per i gruppi che risultano danneggiati. L’Indonesia, ad esempio, per proteggere dagli impatti dell’inflazione conseguita alle riforme dei sussidi ai combustibili fossili, ha sovvenzionato l’assistenza sanitaria, i sussidi alla produzione di riso, lo sviluppo di nuove infrastrutture e ha fornito borse di studio per i gruppi economicamente piu’ vulnerabili. Come hanno discusso a Venezia Renner et al., in Indonesia e in altri luoghi che stanno mettendo in essere riforme simili, questi piani di protezione sono fondamentali, dal momento che i sussidi ai combustibili fossili comportano una spesa pubblica più importante di quella destinata a salute, istruzione e protezione sociale combinate. E’ chiaro che la rimozione di tali sussidi, rompendo determinati equilibri, non può che provocare qualche tensione a livello politico e sociale. Per questo le misure compensative si rivelano importanti.

Le riforme fiscali verdi devono quindi  essere attentamente progettate e realizzate per poter essere efficaci e in grado di essere mantenute nel tempo.

 

La via da seguire

Le politiche fiscali green hanno sicuramente un ruolo importante da svolgere nella transizione verso un’economia verde, e i limiti che presentano non sono insormontabili. I governi devono, però, cominciare a pensare in modo più creativo, andando oltre l’utilizzo esclusivo della tassazione ambientale, in particolare nei Paesi in via di sviluppo. Si veda, ad esempio, Chaturvedi et al. su come l’India stia sviluppando strategie fiscali alternative, tra cui la deregolamentazione dei prezzi della benzina e sovvenzioni per la costituzione di impianti di depurazione comuni.

Terza Conferenza Annuale Green Growth Knowledge Platform, Venezia

Terza Conferenza Annuale Green Growth Knowledge Platform, 29-30 gennaio 2015, Venezia

Dobbiamo smettere di vedere tali riforme come utili unicamente dal punto di vista ambientale, ed iniziare ad esplorare le modalità per renderle accettabili da parte dei gruppi di interesse su cui ricadono principalmente gli impatti. In combinazione con la riforma fiscale, è necessario mettere in atto una comunicazione trasparente ed un impegno verso le parti interessate, nonché un migliore monitoraggio. Sirini Withana ha suggerito l’adozione di politiche complementari per aumentare l’efficacia di tali riforme, come ad esempio iniziative per ottenere cambiamenti comportamentali che possono incentivare l’adozione di azioni ad alta efficienza energetica e basse emissioni di carbonio. Alla conferenza, una sessione moderata da Elke Weber ha infine sottolineato l’importanza di mettere insieme cambiamenti comportamentali, sociali e tecnologici, in modo da stimolare l’accettazione delle riforme che ci porteranno verso un futuro a basse emissioni di carbonio.

Ma prima di tutto, dobbiamo superare il freno dettato dal fatto che tali decisioni avranno un costo politico ed economico. Se non altro, questa conferenza ha dimostrato che non possiamo più utilizzare gli svantaggi economici di oggi come motivo per non agire.

 

[1] Feed-in tariff (tariffa onnicomprensiva)


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